Autoformazione

Sei d’accordo che qualcun altro decida per te il tuo percorso formativo, il tuo processo di crescita personale come soggetto e come studente? NOI NO.

E andiamo oltre ad un semplice no, ad una critica sterile. Vogliamo essere propositivi, costruttivi e non limitarci alla conservazione del sistema formativo che già abbiamo e che non ha comunque mai soddisfatto le nostre esigenze di apprendimento e formazione.

Da anni l’università del 3+2 ci costringe a quantificare i nostri saperi in programmi, corsi e crediti stabiliti da altri, in tempi e forme imposte che impediscono l’approfondimento e limitano fortemente anche la nostra socialità, il nostro modo di studiare.

Non dimentichiamo che il sapere non è mai neutrale: il fatto che nei corsi si affrontano alcuni argomenti e non altri è il prodotto di una selezione, di un’angolazione parziale.

C’è un punto preciso in cui non abbiamo voce in capitolo ed è la definizione dell’ordine del discorso, cosa studiamo piuttosto che il come: anche la capacità critica che possiamo esercitare è quindi già “blindata” in un contesto stabilito. In quel punto abbiamo deciso di intervenire.

Rivendichiamo il diritto ad un sapere, o meglio a dei saperi plurali, che si producono nella relazione, nello scambio orizzontale, critico e partecipato fra pari.

Saperi che non si riducano a nozioni settoriali, statiche, divise in compartimenti stagni e trasmesse in modo gerarchico. La nostra idea di saperi sta esattamente nello spazio di relazione che si crea fra i soggetti, in cui ci si confronta e si produce innovazione.

 

Questo è ciò che chiamiamo AUTOFORMAZIONE.

Niente di fumoso o effimero. E’ già pratica nei nostri percorsi di vita quotidiana e nelle facoltà.

Sono tanti i laboratori di autoformazione che abbiamo creato. Problematizzano argomenti in modo plurale, aperto e orizzontale, coinvolgendo anche docenti e ricercatori, mettendo in comune conoscenza, pratiche e desideri.

 

Sottraiamo saperi, tempi e spazi al mercato e costruiamo un dispositivo di attacco contro l’università-azienda e la precarietà: chiediamo il riconoscimento di CREDITI per le attività autogestite e FONDI per i progetti di ricerca autonomi.

Vogliamo rovesciare il meccanismo che ci vuole controllati, ricattabili, precari con stipendi da fame.

Ci rifiutiamo di pagare questa crisi con le nostre tasse e il nostro lavoro.

SUL NOSTRO FUTURO VOGLIAMO DECIDERE NOI!

Noi non siamo tabulae rasae su cui inscrivere nozioni: noi sperimentiamo e produciamo saperi liberi e autonomi che non si possono confinare fra le mura di un’aula.

Saperi vivi che danno forma e riempiono tutti gli spazi che attraversiamo dalle case, alle strade, alle facoltà liberate.

COSTRUIAMO SPAZI DI AUTONOMIA E RECLAMIAMO REDDITO!

Stiamo costruendo un’altra università, l’unica possibile: l’università libera dell’innovazione.

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