Inventare nuove Istituzioni

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Pensare la rivoluzione oggi equivale a pensare nuove istituzioni.
Siamo consapevoli che questa affermazione può sembrare azzardata, soprattutto se entrambi i termini – rivoluzione e istituzione – più che definire nozioni rassicuranti e predefinite, sono interpretati come catalizzatori di pratiche a venire.
Tuttavia, provare ad articolare e discutere criticamente il tema delle istituzioni a partire dalle diverse traiettorie di pensiero e da differenti piani del discorso è quello che nel corso di questi incontri ci proponiamo di fare.
Siamo convinti che, di fronte al commissariamento delle democrazie liberali da parte delle grandi istituzioni finanziarie al servizio dei mercati, la difesa della sovranità pubblica sia insufficiente oltre che distante dall’intelligenza collettiva espressa dalle piazze globali in mobilitazione degli ultimi due anni. Di fronte alla trasformazione della costituzione formale e materiale operata su scala nazionale ed europea da quella che Étienne Balibar definisce una rivoluzione dall’alto, una politica della trasformazione radicale deve riuscire ad esprimere la forza di un programma e di una pratica costituente.
Non a caso il tema istituzionale sembra affermarsi nell’agenda politica e teorica dei movimenti che hanno segnato la scena pubblica globale. Ad esempio in Spagna, il 15M ha sin da subito posto al centro della discussione la crisi irreversibile delle istituzioni liberal-democratiche e oggi quelle stesse piazze occupate per settimane da migliaia di persone nella primavera del 2011 accanto alle dimissioni del governo Rajoy chiedono l’apertura di un’assemblea costituente. Pertanto diventa urgente capire da una parte come si possa innescare e mantenere aperto questo processo costituente, dall’altro come consolidare in forme istituzionali la forza espressa dai movimenti, senza minarne la capacità creativa. Un problema simile può essere letto in controluce nel rifiuto della rappresentanza democratica espresso con fermezza dalle piazze statunitensi di Occupy.
Alle nostre latitudini il tema delle istituzioni è stato posto dalle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici dell’arte della conoscenza e dalle nuove occupazioni nel campo della cultura. Tuttavia già dentro il movimento dell’Onda del 2008 che aveva tra i propri punti di programma l’auto-formazione e l’auto-riforma dell’università viveva una forte spinta costituente. È guardando a queste esperienze che è possibile intravedere l’affermazione di nuove istituzioni nel senso attribuito al termine da Gilles Deleuze, vale a dire come “sistema organizzato di mezzi”.
Ma che cos’è un’ istituzione? Una prima risposta, in negativo, ci è suggerita ancora da Deleuze quando sottolinea la differenza tra l’istituzione e la legge: “quest’ultima è una limitazione delle azioni, mentre la prima è un modello positivo di azione. Contrariamente alle teorie della legge che pongono il positivo al di fuori del sociale (diritti naturali) e il sociale nel negativo (limitazione contrattuale),la teoria dell’istituzione pone il negativo al di fuori del sociale (bisogni) per presentare la società come essenzialmente positiva, inventiva (mezzi originari di soddisfazione)”. E soprattutto, come questo sguardo sulla pratica politica può attraversare diversi esperimenti di mutualismo, riappropriazione di saperi e tecnologie e nuovi stili di militanza?

Programma

Tutti gli incontri si terranno alle ore 19 nell’Aula 8 in Via Zamboni 38

Primo incontro: Martedì 19 febbraio
Commoning in open science
con Andrea Ghelfi (Università di Leicester) e Alessandro Delfanti (Università degli studi di Milano)

La rete e le piattaforme collaborative del web hanno fornito nuovi strumenti alla scienza aperta. Condividere dati e conoscenze su database o riviste open access, oppure aprire la ricerca alla collaborazione di nuovi attori sono diventate pratiche comuni. Ma interpretare le nuove istituzioni della scienza aperta tramite la retorica dei beni comuni e della democratizzazione non è sufficiente. In questo seminario si fornirà un punto di vista diverso sul legame tra ricerca, potere e mercato.

Individuale: universale non come singolare: comune. Anziché insistere su questo ‘non come’, si proverà ad introdurre alcuni contributi degli Science and Technology Studies forse utili per provare a pensare la seconda parte di questa non equazione.

Bibliografia

Secondo incontro: Martedì 9 aprile 
Geneaologia dell’eresia istituzionale
con Giso Amendola (Università di Salerno) e Claudia Landolfi (Università di Salerno)

In questo incontro introduttivo ricostruiamo la linea di pensiero dell’istituzionalismo che attraversa la modernità alternativamente al contrattualismo, per domandarci come oggi le lotte e i movimenti possano tradursi in istituzioni del comune e quale ruolo può avere il potere istituente per un nuovo costituzionalismo post-novecentesco.

Bibliografia 

Terzo incontro: Martedì 23 Aprile
Esperienze di democrazia distribuita in Spagna tra teoria e movimenti
con Raul Sànchez Cedillo (Univeridad Nomada) e un attivista del movimento 15M

In questo incontro analizzeremo gli strumenti di decisione politica collettiva di cui si è dotato il movimento 15M: dall’organizzazione di base delle assemblee sulle piazze centrali della città, alle assemblee locali nei quartieri delle metropoli, passando per il ruolo della comunicazione in rete. Tutte pratiche che ci indicano insieme alla definitiva crisi della rappresentanza liberal-democratica, alcuni strumenti per dare continuità ai movimenti sociali. La pratica della democrazia diretta che ha caratterizzato sin da subito il 15M e le proprie dinamiche organizzative gli ha permesso nel tempo di superare le rivendicazioni urgenti che ne hanno segnato l’esplosione per indirizzare la riflessione collettiva su una più radicale e capillare critica della costituzione democratica.

Bibliografia

Quarto incontro: Martedì 14 Maggio ore 18:00
Che cos’è il commonfare? le reti sociali tra autogestione dei servizi e nuove forme di mutualismo
con Andrea Canevaro (Università di Bologna), Peppe Allegri (La furia dei cervelli), Maurizio Bergamaschi (Università di Bologna)

In prima battuta affronteremo la tematica del welfare gettando lo sguardo sulle forme di gestione dei servizi che segnano il superamento della dicotomia pubblico-privato su cui si è strutturata l’organizzazione sociale nella modernità. L’intento infatti, consiste nel riflettere sulle potenzialità e i limiti delle pratiche sociali istituenti che rimodulano la relazione di servizio dissolvendo il confine tra la figura del fornitore e quella dell’utente. In seconda battuta ci concentreremo sui dispositivi mutualistici inventati (istituzionalizzati) dalle nuove figure del lavoro per combattere collettivamente la precarietà. Questo duplice obiettivo dell’incontro ci consentirà di dare concretezza a quello che nel pensiero critico viene chiamato welfare del comune o commonfare.

Bibliografia

Quinto incontro: Martedì 4 Giugno
Uso, accesso e comune tra nuove tecnologie e diritto alla città
con Andrea Capocci (Università La Sapienza) e Benedetto Vecchi (Il manifesto)

Assieme ai relatori analizzeremo le categorie di uso e accesso cercando di capire come esse si ridefiniscono in rapporto all’attivismo hacker e alle nuove occupazioni di spazi da parte dei lavoratori dell’arte e dello spettacolo, che ci sembra utile leggere anche alle luce della lotta alla rendita e che già da ora alludono alla centralità produttiva delle reti sociali metropolitane.
La domanda che ci pare cruciale è: come il comune si incarna in queste esperienze?

Bibliografia

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