Di muri e praterie…

Bartleby. Here to stay Comunicati in primo piano 1 News

Questa mattina è stata sgomberato lo stabile di Santa Marta, in via Torleone 4. Uno spazio che dal 2006 era stato lasciato vuoto in virtù della tanto decantata “legalità” italiana, fatta di appalti assegnati, imprese che falliscono, soldi investiti e cantieri fermi. Oggi quello spazio è stato restituito alla polvere, o usando le parole del questore: “restituito alla legalità”, come il Cinema Arcobaleno, come l’Ex-clinica Beretta e come tanti altri spazi ancora.

Le amministrazioni di questa città hanno dimostrato di aver ben chiara quale sia la loro idea di città: una Bologna chiusa alle iniziative indipendenti, in cui la cultura viene utilizzata come orpello per fare cassa, in cui Università e Comune tornano finalmente al dialogo, ma solo per chiudere con la forza le iniziative politiche e culturali indipendenti degli studenti e delle studentesse. Una città in cui le iniziative che esistono vengono combattute, al punto che mentre oggi l’assessore Ronchi parla di valorizzare le iniziative che esistono di musica classica, il pianoforte utilizzato nei concerti dell’ensemble Concordanze è ancora murato negli spazi di via San Petronio Vecchio.

Nonostante la guerra che Università e Comune hanno dichiarato a questa città, sono bastati cinque giorni per far nascere, negli spazi di Santa Marta, una progettualità che intendiamo portare avanti insieme alle tante persone e soggettività che in questi ultimi giorni hanno costruito con noi assemblee, eventi e laboratori. Per cinque giorni in Santa Marta si è immaginato e costruito uno spazio in cui la cultura e l’autogestione siano un elemento vivo, non commercializzato; uno spazio in cui immaginare pratiche collettive di mutualismo e di tutela contro la crisi e l’austerità; uno spazio in cui immaginarsi un’università differente, fuori dalle gerarchie baronali.

Abbiamo visto in questi giorni – e continuiamo a vedere – quanto siano forti i meccanismi di ricatto e di dominio in un’istituzione come quella universitaria. Dopo aver fatto caricare i suoi studenti, il rettore Ivano Dionigi si è impadronito delle riviste che erano appartenute a Roberto Roversi: questo patrimonio non ci è ancora stato restituito. Riteniamo che queste riviste debbano essere restituite alla città e non rinchiuse in uno spazio impolverato. Noi non rivendichiamo la proprietà del fondo donatoci, noi rivendichiamo il diritto di proseguire nel progetto di sua restituzione e reinvenzione. L’Istituzione da parte sua prova ad alzare mura e recinti.
Dove il rettore Dionigi vede porte da murare e spazi di produzione e condivisione di saperi da recintare Bartleby – con uno spostamento laterale – scopre praterie da attraversare assieme a tanti e a tante.

Il rettore si è anche distinto per aver sollevato un polverone mediatico sul tema della violenza, chiedendo di essere scortato. La campagna che è stata messa in campo è una prova tecnica di criminalizzazione del dissenso, piccola quanto piccolo è il nostro re. Utilizzare un coro su Dracula come scusa per alzare il clima di tensione in città (prima e dopo il corteo di sabato) è segno di un’amministrazione che, non riuscendo a rispondere politicamente alle esigenze messe in campo, grida allo scandalo e utilizza parole di pace per scatenare una guerra; distende i toni per cercare di murarti vivo (perché Bartleby è vivo); ripudia la violenza alzando un manganello sulle nostre teste.

A questo punto, evocandole, che le sue paure diventino concrete: martedì prossimo il “compagno Dracula” farà la sua apparizione nelle sedi del rettorato, attrezzatevi di aglio, se ce la fate.

Bartleby riparte dall’aula Roveri di via Zamboni 38, nei prossimi giorni costruiremo un programma di eventi, iniziative e momenti di incontro.

Ci volevano morti? Forse non hanno capito che il compagno Dracula vive per sempre

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