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	<description>LIBERA SPAZI RECLAMA REDDITO CONDIVIDI SAPERI</description>
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		<title>20 maggio</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 11:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3621"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/05/scuola_pubblica.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="scuola_pubblica" /></a>Bartleby, Laboratorio Smaschieramenti, NoA &#8211; Lsa e altre plurali singolarità sono liete di invitarvi alla serata di discussione e socialità PER LA REINVENZIONE DEL PUBBLICO Facciamo comune(ll)A! Qual è la scuola che vogliamo, quale sanità, quale welfare? E quali forme &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3621">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3621">20 maggio</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/05/scuola_pubblica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3622" title="scuola_pubblica" src="/wp-content/uploads/2013/05/scuola_pubblica.jpg" alt="" width="560" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bartleby, Laboratorio Smaschieramenti, NoA &#8211; Lsa e altre plurali singolarità sono liete di invitarvi alla serata di discussione e socialità</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PER LA REINVENZIONE DEL PUBBLICO</strong><br />
<strong> Facciamo comune(ll)A!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è la scuola che vogliamo, quale sanità, quale welfare? E quali forme di partecipazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lunedì 20 maggio 2013 @ Aula Magna di Santa Cristina, Piazzatta Giorgio Morandi, Bologna</strong></p>
<p style="text-align: justify;">ore 19 aperitivo<br />
ore 20 discussione<br />
ore 22 Concerto del Laboratorio Sociale Afrobeat*</p>
<p style="text-align: justify;">Il voto al referendum del 26 maggio sui finanziamenti alle scuole private da parte del Comune di Bologna ha assunto una cruciale valenza politica perché incarna il conflitto sul terreno della governance del pubblico, ed in particolare del welfare. Ormai proverbialmente, Bologna è infatti laboratorio di sperimentazione di modelli di governo e tecnologie politiche nazionali.<br />
<strong>Siamo convinte/i sostenitrici e sostenitori della A certamente non nell&#8217;ottica di difesa ideologica dell&#8217;esistente. Al contrario perché vogliamo dare corpo ed espressione all&#8217;urgentissima necessità di reinventare un welfare che sappia rispondere alla complessità dei bisogni sociali</strong>, che non possono essere scaricati su un aumento del lavoro gratuito delle donne, delle persone disoccupate, né sul ricorso a ricette &#8220;famigliari&#8221; (condite da retoriche &#8220;familiste&#8221; che riprogongono una divisione sociale del lavoro di cura e dei ruoli di genere che ci stanno portando indietro di decenni).<br />
<strong>Siamo convinte e convinti, infatti, che una vittoria della A sarebbe un fondamentale puntello per rilanciare l&#8217;opposizione sociale alle trasformazioni del welfare, promosse ormai da più di un decennio dal “sistema integrato” pubblico/privato.</strong> Sappiamo bene, inoltre, che ciò che sta avvenendo oggi nella scuola è già avvenuto da tempo nel campo della sanità.<br />
La sussidiarietà &#8211; con le sue implicazioni di clientela politica con il sistema delle cooperative e con gli enti confessionali -è il modello di governance per eccellenza dei nostri territori. Un modello che finora ha prodotto esclusione sociale, precarietà e intensificazione dello sfruttamento del lavoro, standardizzazione e sterilizzazione delle conoscenze (come dimostra la vicenda dei test Invalsi), scomposizione e svalutazione delle figure lavorative.<br />
Vanno in questo senso sia il definanziamento degli asili nido e delle scuole dell&#8217;infanzia già in atto da alcuni anni sia gli attuali progetti di esternalizzazione e aziendalizzazione dei servizi educativi del ciclo 0-6 anni, per cui il comune ipotizza un forte protagonismo ASP. Le mobilitazioni di genitori, insegnanti ed educatrici dei nidi e delle scuole d&#8217;infanzia, lungi dal difendere interessi corporativi, sono un segno di prezioso protagonismo sociale e politico, e pongono a tutte e tutti noi domande su cosa sia la democrazia, su dove e come si prendono le decisioni.<br />
<strong>Se è certamente vero che i servizi sociali, alla salute e tutto il welfare esistente non sono più &#8220;pubblici&#8221; da lungo tempo, riteniamo falsa l&#8217;equazione che fa coincidere il pubblico con lo Stato, né possiamo accettare passivamente politiche fatte in nome di un astratto interesse generale o dei diktat di bilancio.</strong><br />
Tra la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta, tra il pubblico e lo Stato, infatti, c&#8217;è la necessità di inventare e praticare modalità di allargamento della partecipazione ai processi decisionali, per dare risposte alle questioni che riguardano direttamente le nostre vite, la qualità del nostro lavoro e dei nostri saperi, la sperimentazione di alternativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per questo invitiamo a dialogare con noi: Comitato Articolo 33; DAS – Dipartimento autonomo dei saperi; CSI – Centro Salute Internazionale; Docenti preoccupati; Wu Ming; le lavoratrici di nidi, scuole d&#8217;infanzia e genitori in lotta contro il passaggio alla ASP.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>* Il Laboratorio Sociale Afrobeat, diretto e coordinato da Guglielmo Pagnozzi, è un laboratorio musicale gratuito e aperto a tutt* i/le cittadin* musicist* e non. Nato a Bologna nel 2012 come workshop di 3 giorni alla Scuola Popolare di Musica Ivan Illich, è stato poi riproposto all&#8217;interno delle attività di NoA, assemblea che lotta in nome di Arte e Cultura come Bene Comune, e in collaborazione con Bartleby e XM24.</em></p>
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		<title>14 maggio</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 00:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3616"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/02/logo.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="logo" /></a>Quarto incontro: Martedì 14 maggio ore 18 &#8211; Aula 8, Via Zamboni, 38 Che cos’è il commonfare? le reti sociali tra autogestione dei servizi e nuove forme di mutualismo con Andrea Canevaro (Università di Bologna), Peppe Allegri (La furia dei cervelli), Maurizio &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3616">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3616">14 maggio</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/?p=3367" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-3368" title="logo" src="/wp-content/uploads/2013/02/logo.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Quarto incontro: Martedì 14 maggio<br />
</span>ore 18 &#8211; Aula 8, Via Zamboni, 38</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Che cos’è il commonfare? le reti sociali tra autogestione dei servizi e nuove forme di mutualismo</strong><br />
con<em><br />
</em><em>Andrea Canevaro</em> (Università di Bologna),<br />
<em>Peppe Allegri</em> (La furia dei cervelli),<br />
<em>Maurizio Bergamaschi</em> (Università di Bologna)</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In prima battuta affronteremo la tematica del welfare gettando lo sguardo sulle forme di gestione dei servizi che segnano il superamento della dicotomia pubblico-privato su cui si è strutturata l’organizzazione sociale nella modernità. L’intento infatti, consiste nel riflettere sulle potenzialità e i limiti delle pratiche sociali istituenti che rimodulano la relazione di servizio dissolvendo il confine tra la figura del fornitore e quella dell’utente. In seconda battuta ci concentreremo sui dispositivi mutualistici inventati (istituzionalizzati) dalle nuove figure del lavoro per combattere collettivamente la precarietà. Questo duplice obiettivo dell’incontro ci consentirà di dare concretezza a quello che nel pensiero critico viene chiamato welfare del comune o commonfare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/?p=3395" target="_blank">Bibliografia</a></p>
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		<title>#standup4excuem</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 10:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3611"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/05/cropped-culturaDesat.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="cropped-culturaDesat" /></a>&#8220;La questione infatti è proprio quella di come produrre il movimento, come forare il muro.&#8221; Nel tempo in cui spazi e librerie si sceglie di raderli al suolo &#8211; la mattina presto dopo averli svuotati accuratamente -, anche il magnifico &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3611">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3611">#standup4excuem</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/05/cropped-culturaDesat.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3612" title="cropped-culturaDesat" src="/wp-content/uploads/2013/05/cropped-culturaDesat.jpg" alt="" width="940" height="479" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;La questione infatti è proprio quella di come produrre il movimento, come forare il muro.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel tempo in cui spazi e librerie si sceglie di raderli al suolo &#8211; la mattina presto dopo averli svuotati accuratamente -, anche il magnifico della Statale di Milano non ha voluto essere da meno agli esercizi di ottusità del suo parigrado bolognese Dionigi.<br />
Ieri a Milano l&#8217;ottusità del potere si è manifestata in due tempi, al mattino con la violenza di una libreria devastata e saccheggiata, al pomeriggio con la violenza ingiustificata e inammissibile delle forze dell&#8217;ordine chiamate dal rettore Vago contro i propri studenti, all&#8217;interno della Statale, per spingerli fuori.<br />
A tal punto arriva la follia del potere, svuotare uno spazio che era stato riempito di vita e saperi in forma totalmente autogestita, e voler cacciare con la forza quegli stessi studenti e studentesse che hanno dato vita a quell&#8217;esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I rettori delle rovine, instancabili portatori del verbo dell&#8217;austerity in materia di tasse e tagli, paladini della meritocrazia, baluardi della legalità, non mostrano nessun imbarazzo nell&#8217;esercitare il proprio potere con sgomberi, muri, sequestri e violenze, così insensati da apparire provocatori.</strong> E pensano di poter continuare a farlo tacendo, senza giustificare il loro operato.<br />
Forse chi si trova a governare le macerie di un&#8217;università in dismissione cerca una triste rassicurazione nel prendere parte attiva all&#8217;opera di distruzione stessa.<br />
Fin qui verrebbe da dire Nihil sub sole novi, conosciamo la doppia faccia delle strategie di gestione della crisi: <strong>da una parte si tagliano servizi e si punta sulla competizione feroce, dall&#8217;altra si chiudono tutti gli spazi in cui si mettono a critica queste logiche e ci si organizza per rispondere all&#8217;altezza dell&#8217;attacco</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma &#8211; e questo lo diciamo ai compagni dell&#8217;Ex-Cuem conosciuti nelle strade e nelle università e in tutti i luoghi in cui gli effetti della crisi mordono più forte &#8211; svuotare un luogo dai libri dei quali si riconosce il valore di parte e dove si usano per non farsi trovare inermi e disposti ad accettare il ricatto dell&#8217;impoverimento e della restrizione degli spazi e dei tempi di vita, è anche un estremo segnale di debolezza, sono i colpi di coda di un animale morente.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi che saldiamo alleanze situate, che si alimentano non di identità ma di desideri e di bisogni comuni, sappiamo che i luoghi non sono neutri, ma nemmeno viviamo di feticci. <strong>Sappiamo rinascere, nei tempi e nei modi che scegliamo e per ogni luogo distrutto ne abbiamo già progettato un altro più grande</strong>.<br />
C&#8217;è chi butta giù muri e porte per liberare forze e spazi di possibilità, e c&#8217;è chi li butta giù per chiudere e distruggere. Come se bastasse a fermare un&#8217;orda gioiosa che un&#8217;altra università e un&#8217;altra forma dello stare assieme le immaginano e le praticano ogni giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo già cominciato a cambiare concretamente le nostre vite mettendo in comune la passione e la rabbia, e amiamo l&#8217;Ex-Cuem perchè è uno dei luoghi dove si vivono e si producono questi incontri felici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qui nessuno arretra di un passo.<br />
<strong>Al vostro fianco, #standup4excuem.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le compagne e i compagni di Bartleby</em><br />
<em> DAS &#8211; Dipartimento Autonomo dei Saperi</em></p>
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		<title>Hobo Unchained</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 22:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3606"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/04/hobo.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="hobo" /></a>Ieri mattina sabato 27 aprile il laboratorio Hobo è stato nuovamente sgomberato e posto sotto sequestro. E&#8217; solo l&#8217;ultimo degli sgomberi della premiata ditta Dionigi&#38;Nicoletti, che nell&#8217;arco di quattro mesi per ben quattro volte ha invitato le forze dell&#8217;ordine a &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3606">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3606">Hobo Unchained</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/04/hobo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3607" title="hobo" src="/wp-content/uploads/2013/04/hobo.jpg" alt="" width="393" height="272" /></a>Ieri mattina sabato 27 aprile il laboratorio Hobo è stato nuovamente sgomberato e posto sotto sequestro.</strong> E&#8217; solo l&#8217;ultimo degli sgomberi della premiata ditta Dionigi&amp;Nicoletti, che nell&#8217;arco di quattro mesi per ben quattro volte ha invitato le forze dell&#8217;ordine a intervenire all&#8217;interno delle strutture universitarie. Una media degna del Regime dei Colonnelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma aumenta, anche all&#8217;interno del corpo accademico, chi esprimere malcontento e disaffezione per questa gestione. <strong>Uno scollamento, quello tra il governo delle strutture universitarie e il suo corpo vivo, che, dall&#8217;approvazione delle riforme Gelmini in poi, va sempre di più allargandosi.</strong> Così un luogo preposto alla produzione e circolazione dei saperi si sta progressivamente svuotando di studenti, di ricercatrici e ricercatori… e di movimenti di dissenso: gli unici beni preziosi che possiamo mettere a disposizione sono la critica, la cooperazione e anche il conflitto. Proprio negli spazi di Hobo si stava sviluppando in questi giorni una riflessione sui cambiamenti portati dalle riforme universitarie: fa così paura che qualcuno esprima contrarietà rispetto a come viene gestito il processo di aziendalizzazione dell&#8217;università?</p>
<p style="text-align: justify;">Come Bartleby, anche Hobo è &#8220;unchained&#8221;, e le sue catene non saranno certo quattro mura di qualche aula inutilizzata. <strong>Non saranno gli sgomberi a delegittimare l&#8217;attività di chi fa politica autorganizzadosi, dentro e fuori l&#8217;università</strong>. Ma un tetto sopra la testa deve essere per tutti, e siamo sicuri che Hobo riavrà presto il maltolto, sottratto da chi chiama &#8220;provvidenza&#8221; un presidente vecchio quanto l&#8217;assunto governativo di cui si fa garante (colui che del resto quella parola la usava probabilmente per i carri del &#8217;56).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci riprenderemo tutti quello che ci spetta e che risponde ai nostri bisogni e alle nostre passioni.</p>
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		<title>23 aprile</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 14:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3596"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/02/logo.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="logo" /></a>Secondo incontro: Martedì 23 aprile ore 20 &#8211; Aula 8, Via Zamboni, 38 Esperienze di democrazia distribuita in Spagna tra teoria e movimenti con Raul Sànchez Cedillo (Univeridad Nomada) e un attivista del movimento 15M In questo incontro analizzeremo gli strumenti &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3596">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3596">23 aprile</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/?p=3367" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-3368" title="logo" src="/wp-content/uploads/2013/02/logo.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Secondo incontro: Martedì 23 aprile<br />
</span>ore 20 &#8211; Aula 8, Via Zamboni, 38</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Esperienze di democrazia distribuita in Spagna tra teoria e movimenti</strong><br />
con<br />
<em>Raul Sànchez Cedillo</em> (Univeridad Nomada)<br />
<em>e un attivista del movimento 15M</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In questo incontro analizzeremo gli strumenti di decisione politica collettiva di cui si è dotato il movimento 15M: dall’organizzazione di base delle assemblee sulle piazze centrali della città, alle assemblee locali nei quartieri delle metropoli, passando per il ruolo della comunicazione in rete. Tutte pratiche che ci indicano insieme alla definitiva crisi della rappresentanza liberal-democratica, alcuni strumenti per dare continuità ai movimenti sociali. La pratica della democrazia diretta che ha caratterizzato sin da subito il 15M e le proprie dinamiche organizzative gli ha permesso nel tempo di superare le rivendicazioni urgenti che ne hanno segnato l’esplosione per indirizzare la riflessione collettiva su una più radicale e capillare critica della costituzione democratica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/?p=3397" target="_blank">Bibliografia</a></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/a4K1RES3Tjg?list=PL5tNzGl7c5nxKMV9FqnEvbR7FLkyVNwWi" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		</item>
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		<title>11 aprile</title>
		<link>http://bartleby.info/?p=3583&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=11-aprile</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 17:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
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		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3583"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/04/das11aprile.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="das11aprile" /></a>L&#8217;11 aprile dalle ore 10 alle 19 l&#8217;Università di Bologna presenta agli studenti dell&#8217;ateneo e agli studenti delle scuole superiori il nuovo Dipartimento Autonomo dei Saperi. Vi aspettiamo negli spazi di via Zamboni 38! Negli ultimi anni, come student* e &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3583">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3583">11 aprile</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/04/das11aprile.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3586" title="das11aprile" src="/wp-content/uploads/2013/04/das11aprile.jpg" alt="" width="602" height="400" /></a>L&#8217;11 aprile dalle ore 10 alle 19 l&#8217;Università di Bologna presenta agli studenti dell&#8217;ateneo e agli studenti delle scuole superiori il nuovo Dipartimento Autonomo dei Saperi.</em><br />
<em>Vi aspettiamo negli spazi di via Zamboni 38!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, come student* e attivist*, ci siamo impegnant* nella costruzione di seminari, proiezioni, dibattiti e eventi formativi di vario tipo. Convint* che il sapere sia uno strumento attraverso cui posizionarsi e prendere parola sulla realtà, abbiamo costruito e restituito questi momenti agli studenti e alle studentesse, ai precari e alle precarie che popolano Bologna.<br />
Nelle nostre attività, abbiamo dato spazio a temi trascurati a livello istituzionale (femminismi, critica postcoloniale, critica del capitalismo&#8230;), ma abbiamo anche cercato di promuovere un altro modo di insegnare e di apprendere, diverso dalla fruizione passiva e riverente che viviamo nei corsi universitari o sui banchi degli istituti medi. Abbiamo cercato di sottrarci collettivamente allo studio frammentato e gerarchizzato, compresso e ansioso cui siamo costrett* dai meccanismi ricattatori delle borse di studio, dalle tasse sempre più alte e da servizi sempre più costosi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo abbiamo realizzato esperienze formative estremamente interessanti, importanti e coinvolgenti. Ma se osserviamo attentamente il contesto attuale, ci accorgiamo che la potenza sovversiva di queste esperienze oggi rischia di essere neutralizzata. Se è vero che l&#8217;appeal di Bologna è dato anche dalla grande quantità di occasioni formative, spesso di altissima qualità, prodotte da collettivi, centri sociali e associazionismo, è tanto più vero che l&#8217;università, per risparmiare, riduce l&#8217;offerta di corsi, seminari e attività integrative. La tendenza sembra essere quella che tutte le attività autogestite e autorganizzate perdano la loro carica conflittuale diventando sussidiarie e perfettamente compatibili. In questo modo, passioni e pratiche con cui si vorrebbe contestare un sistema di sfruttamento e di povertà si traducono direttamente in profitto, o comunque tornano a vantaggio di coloro che vorremmo combattere.</p>
<p style="text-align: justify;">In tempo di crisi e di tagli, le istituzioni incentivano le componenti vive della società a supplire, con la loro iniziativa e la loro buona volontà, ai servizi che lo Stato non può o non vuole più garantire. Pensiamo al lavoro di cura svolto gratuitamente dalle donne all&#8217;interno delle famiglie, agli stage e ai tirocini non pagati nel terzo settore, al volontariato che sostituisce la professionalità, al lavoro incessante e semigratuito delle frotte di artist* che riempiono di iniziative questa città. L&#8217;obiettivo è tappare i buchi, farci stringere i denti e farci stare buone/i.<br />
Di fronte a tutto questo, ci sembra urgente mettere a critica il nostro modo di costruire una pratica come quella delll’autoformazione. Ci piacerebbe discuterne con tutti coloro che, come realtà collettive o come singoli/e, sono impegnat* o interessat* in qualunque modo alla produzione critica di saperi, formazione e cultura in questa città.</p>
<p style="text-align: justify;">Il D@S &#8211; Dipartimento Autonomo dei Saperi riprende volutamente il nome della pasta da modellare e nasce dall&#8217;esperienza dell&#8217;occupazione dell&#8217;ex convento Santa Marta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo un progetto già definito, ma solo alcune intuizioni dalle quali ci piacerebbe partire:</p>
<p style="text-align: justify;">- Superare la distinzione studente/non studente: vogliamo rinvolgerci a tutt* coloro che, iscritt* o meno a scuole o all&#8217;università e indipendentemente dall&#8217;età, reclamano il proprio diritto allo studio inteso come condivisione di sapere libera dalle gerarchie accademiche e come impresa collettiva di ricerca e riflessione.<br />
- Tenere sempre più unite l&#8217;analisi, la produzione di discorsi e immaginari alternativi, e le pratiche di lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">- Sottrarre il più possibile le nostre attività alla trappola della sussidiarietà: auto-organizzare una condivisione e una produzione del sapere realmente orizzontali, e fare in modo che la ricchezza che ne deriva resti il più possibile nostra e non venga appropriata da istituzioni che ormai ci parassitano senza offrirci davvero più niente in cambio. Per incominciare, vogliamo auto-legittimarci organizzandoci in un &#8220;Dipartimento&#8221;; in prospettiva, pensiamo a una vera e propria autoproduzione della ricerca, che si ponga come obiettivo anche quello di riconquistare fondi e spazi per le nostre attività.</p>
<p style="text-align: justify;">- Rifiutare la dicotomia fra ricerca scientifica da un lato e arte/produzioni culturali dall&#8217;altro: perché anche l&#8217;arte è uno strumento di conoscenza e la ricerca scientifica non è mai oggettiva, anche quando pretende di esserlo. E soprattutto, entrambe sono un lavoro che ci piacerebbe sottrarre sempre di più allo sfruttamento, al disciplinamento e all&#8217;asservimento alle logiche di mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">- Come dice Virginia Woolf, per scrivere una donna ha bisogno innanzi tutto di buon cibo, denaro e una stanza tutta per sé. Le condizioni materiali necessarie alla produzione di arte, cultura e saperi &#8211; il diritto alla casa, al reddito, ai servizi e a tempi di vita sostenibili &#8211; sono parte integrante delle multiformi attività del D@S.</p>
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		<title>La produzione culturale a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 13:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3590"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/01/bartleby2.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="bartleby2" /></a>Il circolo Manifesto Bologna presenta “La produzione culturale a Bologna – Progettare spazi tra mercato e libertà” Giovedì 11 aprile 2013, ore 20.30 Sala del Consiglio provinciale via Zamboni Ne discutono: - Alberto Ronchi, assessore alla cultura - Bartleby - Donata &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3590">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3590">La produzione culturale a Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/01/bartleby2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3201" title="bartleby2" src="/wp-content/uploads/2013/01/bartleby2.jpg" alt="" width="300" height="122" /></a>Il circolo Manifesto Bologna presenta</p>
<p style="text-align: center;"><em>“La produzione culturale a Bologna – Progettare spazi tra mercato e libertà”</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì 11 aprile 2013, ore 20.30</strong><br />
Sala del Consiglio provinciale via Zamboni</p>
<p style="text-align: justify;">Ne discutono:</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Alberto Ronchi</strong>, assessore alla cultura<br />
- <strong>Bartleby</strong><br />
- <strong>Donata Meneghelli</strong>, docenti preoccupati<br />
- <strong>Roberto Nicoletti</strong>, prorettore Ateneo<br />
- <strong>Wu Ming 4</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Hanno assicurato inoltre un loro intervento l’architetto Pietro Maria Alemagna, Valerio Monteventi, Werther Albertazzi (Planimetrie culturali).</p>
<p style="text-align: justify;">Coordina <strong>Leonardo Tancred</strong>i, circolo Manifesto Bologna</p>
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		<title>Le frontiere della cittadinanza</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 19:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3577"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/03/marx.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="marx" /></a>M. Foucault, Le maglie del potere, trad. it. in Archivio Foucault. Interventi, colloqui, interviste, 3, Milano, Feltrinelli É. Balibar, La filosofia di Marx, trad. it. Roma, Manifestolibri, 1994 É. Balibar, Cittadinanza, Torino, Bollati Boringhieri, 201 K. Marx, Lineamenti fondamentali della &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3577">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3577">Le frontiere della cittadinanza</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/marx.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3488" title="marx" src="/wp-content/uploads/2013/03/marx.jpg" alt="" width="495" height="503" /></a></p>
<ul>
<li>M. Foucault, <a href="http://issuu.com/bartlebyoccupato/docs/foucault_le_maglie_del_potere/1" target="_blank">Le maglie del potere</a>, trad. it. in Archivio Foucault. Interventi, colloqui, interviste, 3, Milano, Feltrinelli</li>
<li>É. Balibar, <a href="http://issuu.com/bartlebyoccupato/docs/balibar_la_filosofia_di_marx/1" target="_blank">La filosofia di Marx</a>, trad. it. Roma, Manifestolibri, 1994</li>
<li>É. Balibar, <a href="http://issuu.com/bartlebyoccupato/docs/balibar_cittadinanza/1" target="_blank">Cittadinanza</a>, Torino, Bollati Boringhieri, 201</li>
<li>K. Marx, <a href="https://www.dropbox.com/s/oye56ki6sgz94o0/1859_marx_grundrisse.rar" target="_blank">Lineamenti fondamentali della critica dell&#8217;economia politica (Grindrisse)</a>, 1859</li>
</ul>
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		<item>
		<title>9 aprile</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 19:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3568"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/02/logo.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="logo" /></a>Secondo incontro: Martedì 9 aprile Geneaologia dell&#8217;eresia istituzionale con Giso Amendola (Università di Salerno) Claudia Landolfi (Università di Salerno) In questo incontro introduttivo ricostruiamo la linea di pensiero dell&#8217;istituzionalismo che attraversa la modernità alternativamente al contrattualismo, per domandarci come oggi le lotte &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3568">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3568">9 aprile</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/?p=3367" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-3368" title="logo" src="/wp-content/uploads/2013/02/logo.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Secondo incontro: Martedì 9 aprile</span><br />
<strong>Geneaologia dell&#8217;<em>eresia istituzionale</em></strong><br />
con<br />
<em>Giso Amendola</em> (Università di Salerno)<br />
<em>Claudia Landolfi</em> (Università di Salerno)</p>
<p><em>In questo incontro introduttivo ricostruiamo la linea di pensiero dell&#8217;istituzionalismo che attraversa la modernità alternativamente al contrattualismo, per domandarci come oggi le lotte e i movimenti possano tradursi in istituzioni del comune e quale ruolo può avere il potere istituente per un nuovo costituzionalismo post-novecentesco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://bartleby.info/?p=3369" target="_blank">Bibliografia</a></p>
<p style="text-align: center;">Video dell&#8217;incontro</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/dR7RDdyZ9qs?list=PL5tNzGl7c5nyucCvKp7Dcl42Ex-HkIvC6" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Bartleby, unchained</title>
		<link>http://bartleby.info/?p=3554&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bartleby-unchained</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 20:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartleby</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartleby.info/?p=3554</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://bartleby.info/?p=3554"><img align="left" hspace="5" width="150" src="/wp-content/uploads/2013/03/bartleby2-436x254-300x174.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="bartleby2-436x254" /></a>da gruppo2009.it Le ultime notizie pervenuteci su Bartleby, lo scrivano, lo danno morto solitario in carcere nel 1853. Da allora non si fa che parlare di lui e molti hanno voluto cercare di capire le sue ragioni. Da qualche anno però, lo &#8230; <a href="http://bartleby.info/?p=3554">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://bartleby.info/?p=3554">Bartleby, unchained</a> sembra essere il primo su <a href="http://bartleby.info">Bartleby</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby2-436x254.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3515" title="bartleby2-436x254" src="/wp-content/uploads/2013/03/bartleby2-436x254-300x174.jpg" alt="" width="300" height="174" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">da <a href="http://www.gruppo2009.it/approfondimenti/bartleby-unchained" target="_blank">gruppo2009.it</a></p>
<p align="JUSTIFY">Le ultime notizie pervenuteci su <em><strong>Bartleby</strong></em><em>, lo scrivano</em>, lo danno morto solitario in carcere nel 1853. Da allora non si fa che parlare di lui e molti hanno voluto cercare di capire le sue ragioni. Da qualche anno però<em>, <strong>lo spettro di Bartleby si aggira per Bologna</strong></em>. In effetti chiamarlo spettro non è propriamente corretto, perché più volte si è manifestato materialmente nelle strade e nelle aule universitarie; addirittura per parecchi mesi ha avuto anche un domicilio. Allora qualcuno ha cominciato a dire che Bartleby è ancora vivo, perché è vivo chi ha ancora qualcosa da dire. <strong>Forse il punto non è cosa il Bartleby di Melville volesse dire all’epoca (<em>rifiutando il lavoro</em> fino alla morte, pur di fronte alla resa del suo capo), ma che cosa possiamo fargli dire oggi.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">E’ possibile definirlo un personaggio dell’<strong>esodo</strong>: non si scontra, non confligge con il Faraone (oggi diremmo il barone) ma sceglie di andarsene, perché non ha niente da chiedere e perché non ha alcun interesse a riconoscere il suo discorso e a minarne l’autorità; sarebbe l’autorità su un discorso altrui, al quale non appartiene più. Fare un paragone contemporaneo con l’episodio dell’esodo, però, non garantisce l’assenza di una violenza subìta, perché il Faraone, come è noto, fa inseguire il popolo ebraico dall’esercito. In più, il viaggio non ha come meta la <em>terra promessa</em>, un luogo salvifico esterno nel quale poter avere un nuovo principio. La meta di un paragone del genere è più simile alla <em>riserva indiana</em>, ossia un luogo di riparo imposto dal nemico esterno: la riserva indiana è confinata e accerchiata. In un luogo di questo tipo, in cui è più facile entrare che uscirne, è più probabile che sia il discorso del Faraone (del potere) a condizionare di nuovo la vita di chi lo abita (non a caso gli indiani aprono i Casinò), perché un confine ben definito può essere riconosciuto come l’antagonismo necessario all’esistenza dell’autorità del Faraone stesso. Sarebbe dunque il linguaggio del potere a contaminare lo scrivano, mentre sappiamo bene che non è così. Nell’esodo contemporaneo infatti <strong>non c’è un altro posto dove andare</strong>, non c’è un “fuori” salvifico, che sia la Terra Promessa o la riserva indiana. Come <strong>Django</strong>, nero e <em>senza catene</em>, Bartleby decide di restare, pronto a parlare con la propria voce. I<strong> pensieri di Django non sono nemmeno sfiorati da un salvifico ritorno in Africa, perché la moglie che vorrebbe liberare è nello stesso mondo schiavista in cui si trova lui, e dunque è lì che deve giocare la propria partita</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-capodilucca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3555" title="bartleby capodilucca" src="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-capodilucca-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">C’è una canzone dei Rancid, un gruppo punk famoso negli anni 90, che dice:<br />
“<em>Some men are in prison even though they walk the streets at night</em><br />
<em>Other men who got the lockdown are free as a bird in flight</em><br />
<em>How about the hour in the system that ended</em><br />
<em>In a one-way line our measures could not stand in</em>.”</p>
<p align="JUSTIFY">I primi due versi dipingono un personaggio contraddittorio ed <em>esistenzialista</em>, come Bartleby o Django: due solitari che “<strong>preferiscono di no</strong>”. Ma la morte di Bartleby e la liberazione (come singoli) di Django e sua moglie, non hanno la funzione di atti di rivolta individuali, bensì di <em>atti narrativi</em> che possono diventare di uso collettivo se riempiti di senso. Con <strong>Deleuze</strong>, Bartleby (così anche Django), con il suo solo “preferirei di no”, costringe chi lo circonda, come l’avvocato di Wall Street, <em>a rimodulare il proprio linguaggio</em> (il proprio discorso) in base al suo. Ma il “preferirei di no” <em>sfugge</em> continuamente alla cattura del discorso del potere, e infatti l’avvocato avverte uno spaesamento, quasi che il suo vocabolario non sia in grado di <a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-faccione.jpg"><img class="alignright  wp-image-3556" title="bartleby faccione" src="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-faccione.jpg" alt="" width="407" height="605" /></a> comprendere, di spiegare, di <em>misurare </em>la portata delle parole dello scrivano. Ed ecco che gli altri due versi ci dicono: che cosa ne facciamo dell’unità di misura (l’ora) di un sistema che non sta in piedi? <em>In una linea unidirezionale siamo semplicemente “immisurabili”</em>. Non è questione di trovare un’altra misura: è proprio il concetto di misura a non potersi sovrapporre al rifiuto di Bartleby, lo scrivano. Per tornare sulla terra, un esempio è il <em>sistema dei crediti universitari</em>, cioè il tentativo di misurare la produzione del sapere. Ma <strong>è possibile misurare qualcosa la cui produzione è comune e in continuo divenire</strong>? Questo è un esempio dell’<em>impossibilità di ricondurre Bartleby</em>, il moderno Bartleby, <em>all’interno del discorso egemone</em>: il “preferirei di no” sfugge continuamente alla cattura. Ogni tanto accade che chi circonda questo “demente” (come l’ha definito un giornalista un po’ superficiale) si rifiuti aprioristicamente di provare a comprenderlo, e allora regolari arrivano gli sgomberi, le manganellate, i sigilli. I mattoni che le forze dell’ordine hanno utilizzato per murare l’ingresso dell’ultimo domicilio di Bartleby (uno spazio autogestito in cui si sono tenuti seminari, incontri, assemblee, presentazioni di libri, colloqui con attori, performance di artisti, concerti), in via San Petronio Vecchio 30 a Bologna, sembrano proprio una surreale citazione della Wall Street (la via del muro) dello scrivano di Melville. Ma la prerogativa di Bartleby di essere sfuggente, contagioso, multiforme, aperto alla contaminazione non può essere chiusa in quattro mura, che siano lo studio di un avvocato a Wall Street o un centro sociale. Perché <strong>Bartleby è, come Django, unchained</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-corteo.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-3557" title="bartleby corteo" src="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-corteo-1024x576.jpg" alt="" width="640" height="360" /></a></p>
<p><strong>Bartleby, la città dei saperi, gli spazi del dissenso</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-muro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3558" title="bartleby muro" src="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-muro.jpg" alt="" width="360" height="480" /></a>Tra Gennaio e Febbraio 2013 Bartleby, <em>collettivo e spazio sociale bolognese</em></strong>, <strong>ha avuto la ribalta su tutti i media a partire dallo</strong> <strong>sgombero</strong> che ha subito attraverso l’uso della polizia da parte dell’Università di Bologna. Bartleby, il cui nome è dovuto al protagonista del romanzo di Melville che “preferisce di no” e del quale il collettivo vorrebbe riscrivere il finale, è <strong>nato all’interno della grande <em>mobilitazione studentesca contro la Riforma Gelmini </em>dell’università nel 2008</strong> (“tra le pieghe dell’<strong>Onda</strong>”, si diceva allora).</p>
<p align="JUSTIFY">Da quel momento ha prodotto<strong>corsi di autoformazione</strong> (cui la stessa Università riconosce valore e crediti), <strong>seminari tematici con docenti di altre universit</strong>à (anche estere), <strong>incontri con scrittori </strong>(da Erri de Luca a Carlo Lucarelli), <strong>attori, artisti e fumettisti, concerti, una biblioteca autogestita contenente il <em>Fondo Roversi</em> </strong>(appartenuto al poeta bolognese recentemente scomparso) oltre ad <strong>assemblee pubbliche,</strong>luogo di organizzazione di movimenti <em>contro la crisi e l’austerity</em>, la<em>dequalificazione dell’università</em>, la <em>precarietà come condizione disagiata di vita</em>.</p>
<p align="JUSTIFY">Per realizzare tali progetti il collettivo occupò nella <strong>primavera del 2009</strong> uno stabile dell’università inutilizzato da più di dieci anni, e dopo due sgomberi raggiunse un accordo con l’allora nuovo Rettore Ivano Dionigi per <em>l’assegnazione di uno spazio</em>, durata fino allo scorso Gennaio, nonostante la convenzione fosse scaduta nel Settembre 2011. Da quel momento, infatti<em>, il dialogo con l’Università si è interrotto</em>: il rettore ha dichiarato che non esistevano altri spazi disponibili e che nella sede attuale dovevano essere fatti non meglio precisati lavori. Ci ha pensato così il <em>Comune</em>, nella persona dell’Assessore alla Cultura Alberto Ronchi, a proporre un nuovo spazio al collettivo: un seminterrato in centro che Bartleby <strong>ha accettato</strong> nell’estate del 2012. Ma subito dopo, anche a causa di polemiche più ampie sulla cultura in città (con il ritorno del protagonismo sui giornali dei “comitati anti-degrado” di cofferatiana memoria<em>), il </em><em><strong>PD</strong></em><em> bolognese costringe l’assessore alla marcia indietro</em> e ricominciano così le <em>minacce di sgombero</em> da parte dell’Università.</p>
<p align="JUSTIFY">Pochi giorni prima di Natale, sotto la pressione dei vertici dell’Ateneo (che a Bologna rappresenta la risorsa e l’indotto principale, se non l’istituzione più potente), il Comune, questa volta nella persona dell’Assessore ai Servizi Sociali Amelia Frascaroli, si rimette in contatto con Bartleby, invitando il collettivo a visionare una nuova proposta “prendere o lasciare” il 10 Gennaio, con tre giorni di tempo per lasciare i locali occupati dell’Università. Il nuovo spazio è un<strong><em>capannone industriale</em> a più di 5 kilometri dal centro città</strong> <strong>e dall’Università</strong>, circondato da altri capannoni e campi, senza collegamenti idonei, oltre la Tangenziale, e difficilmente raggiungibile senza pericolo con mezzi propri, completamente inadatto alle attività che Bartleby ha svolto in 4 anni. <strong>Una proposta che sembra fatta apposta per ottenere un rifiuto e legittimare lo sgombero, che infatti avviene pochi giorni dopo, il 23 Gennaio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quel giorno la città (e non solo) si spacca, di fronte alla grande solidarietà ottenuta da Bartleby: un corteo invade immediatamente il Rettorato senza trovare il rettore Dionigi, <a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-book-bloc.jpg"><img class="alignright  wp-image-3559" title="bartleby book bloc" src="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-book-bloc.jpg" alt="" width="461" height="206" /></a>viene caricato dalla polizia quando cerca di avvicinarsi alla sede appena sgomberata (il cui<strong>ingresso è stato immediatamente murato dalla polizia, con all’interno tutto il materiale del collettivo, comprese le riviste storiche del Fondo Roversi</strong>), infine occupa la Facoltà di Lettere e Filosofia per un’assemblea pubblica partecipata da centinaia di persone che rilancia la mobilitazione. Nel frattempo, sui giornali, SEL (per quanto riguarda la politica) e i Docenti Preoccupati (per quanto riguarda l’Università) prendono le difese di Bartleby, che il giorno successivo <strong>occupa un’aula della Facoltà di Lettere in via Zamboni 38</strong>. Sabato 26 Gennaio un corteo di mille persone (compresi SEL e i docenti, oltre agli studenti e a tutte quelle figure che hanno attraversato Bartleby) occupa l’<strong>ex convento di Santa Marta in pieno centro</strong>: un grande complesso inutilizzato da 7 anni, con un progetto finanziato dal Comune per la ristrutturazione che non è mai partito. Tre giorni dopo arriva un nuovo sgombero.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-assemblea.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3560" title="bartleby assemblea" src="http://bartleby.info/wp-content/uploads/2013/03/bartleby-assemblea-1024x685.jpg" alt="" width="410" height="274" /></a>Questa breve ma intensa storia ha sollevato (e riaperto) a Bologna vari temi: il <strong><em>rapporto</em></strong><strong><em>centro/periferia</em></strong>; la<strong>questione della <em>produzione culturale</em></strong>; i <em>s<strong>aperi critici</strong></em><strong> all’interno dell’università in crisi</strong>; l’<strong>utilizzo (<em>o il riuso) dei luoghi pubblici abbandonati</em></strong>; la <em><strong>pratica del conflitto come legittimazione</strong></em>. Su questi temi (alcuni dei quali, non a caso, affrontati anche a livello nazionale riferendosi a Bartleby) si è dibattuto per giorni sui giornali mainstream, spesso strumentalmente, vista la vicinanza delle elezioni.</p>
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<li>In primo luogo <strong>Bartleby è stato accusato di essere un collettivo di “fighetti” o di “birraioli”</strong> (cito) che non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di riqualificare la desolata periferia bolognese; come se una sola realtà autorganizzata confinata in mezzo ai capannoni potesse cambiare la vivibilità di una zona industriale, senza un piano chiaro delle istituzioni, senza trasporti adeguati, slegando tra l’altro Bartleby dalla composizione sociale che gli ha permesso di esistere. Del resto Amelia Frascaroli ha spesso fatto riferimento alle grandi città europee, come se Bologna fosse Berlino, e non una città il cui centro è composto per un quarto dall’Università e la cui popolazione è composta per un sesto da studenti, molti dei quali fuori sede.</li>
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<p align="JUSTIFY">A Bartleby, fino a qualche settimana fa, è stato sempre riconosciuto anche dalle istituzioni il <strong>valore della produzione culturale</strong>; un riconoscimento, però, volto a <strong>svuotare quelle iniziative del contenuto politico spesso conflittuale proprio verso le istituzioni cittadine e d’altro lato verso i vertici dell’università </strong>(è il caso del movimento contro la riforma Gelmini, i tagli alle borse di studio, l’aumento delle tasse, i tirocini non pagati ecc.). Nell’ultimo mese la guerra contro Bartleby è stata totale, e il Fondo Roversi può essere definito sui giornali cosa di poco conto, le iniziative paragonate a quelle di un’osteria, l’autofinanziamento letto solo come una pratica d’illegalità nella vendita di bevande. Ma la ricchezza della città di Bologna (o vorremmo dire il motivo per cui gli studenti ci vanno a vivere) non è affatto l’Università d’eccellenza (che la qualità stia solo nel bilancio è prerogativa del governo Monti), bensì tutto ciò che vi ruota attorno, le esperienze che permettono agli studenti di formarsi meglio e oltre l’accademia, un circuito culturale metropolitano cui spesso viene fatta la guerra perché indipendente o non corrispondente alle logiche dell’impresa: non a caso Bartleby è stato sgomberato ma anche altri spazi sociali, come Atlantide e XM24, sono continuamente sotto attacco. L’Università, dal canto suo, ha preferito spendere 50.000 euro di affitto l’anno per un capannone vuoto, senza sapere a quali progetti avrebbe potuto essere utile, solo per garantirsi il “rifiuto degli antagonisti” e legittimare uno sgombero.</p>
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<p align="JUSTIFY">Anche all’interno dell’Università, <strong>l’organizzazione di corsi di autoformazione presuppone l’utilizzo di saperi critici in maniera conflittuale</strong> (oltre a mettere in discussione la verticalità delle lezioni accademiche), perché sono saperi di parte, perché guarda caso sono argomenti solo sfiorati nei corsi ufficiali che comunque risentono di un’impostazione rigida e di un’interpretazione che spesso lascia a desiderare: anche questo dà fastidio a chi ha la certezza di poter insegnare per anni le stesse cose.</p>
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<p align="JUSTIFY">Nel bel mezzo della crisi, che non accenna a essere superata, gli spazi abbandonati di proprietà delle amministrazioni locali o addirittura del demanio sono un argomento che dà particolarmente fastidio a chi governa, tendenzialmente impegnato a tenere questo patrimonio pubblico inutilizzato in attesa di tempi migliori, o, se va peggio, a svendere tale patrimonio a speculatori edilizi per raccogliere le ultime briciole. Almeno nel primo caso (allo Stato come garante dei beni comuni ormai ci credono in pochi, vista la non applicazione di fatto del referendum sull’acqua), <strong>una giunta “di sinistra” dovrebbe quantomeno riaprire la questione del riuso e dell’autogestione di tali spazi da parte dei cittadini</strong>: e questo sarebbe il minimo, perché poi ci sarebbero quelle realtà già autorganizzate da anni sempre in attesa di una legittimazione che non è mai arrivata.</p>
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<p align="JUSTIFY">La <strong>dicotomia legittimità/legalità</strong> ha riportato Bologna all’era Cofferati, che possiamo riassumere in: “qui siete solo ospiti, andatevene il prima possibile senza sporcare”. La svolta legalitaria del PD non ha aiutato il dialogo con i movimenti, che si sono sempre posti in maniera ambigua ma comunque disponibile: come abbiamo detto Bartleby, ad esempio, è nato da un’occupazione, ma è stata la stessa Università a proporre poi un’assegnazione regolare al collettivo, a dimostrare che il conflitto può essere fonte di legalità. D’altro canto la forma (legalità) non può nemmeno essere la chiave di lettura di qualsiasi esperienza partecipata e commentata positivamente da migliaia di persone (legittimità), poiché la “repressione” di quell’esperienza, che potremmo dire essere l’uso della forza da parte della forma sulla sostanza, non ne placa il bisogno, il desiderio, la necessità.</p>
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<p align="JUSTIFY"><strong>Damiano Cason &#8211; Bartleby</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><em>FOTO: Bartleby lo scrivano; La prima sede di Bartleby nel 2009 in via Capo Di Lucca (Antonio Delvecchio); Un incontro casuale con Bartleby (Antonio Delvecchio); Il corteo del 26 gennaio che terminò con l&#8217;occupazione dell&#8217;ex convento di Santa Marta (Michele Lapini); L&#8217;ingresso murato di Bartleby in via San Petronio Vecchio il 23 gennaio; Un&#8217;immagine dell&#8217;aula Roveri occupata nella Facoltà di Lettere (Diana Sprega); Assemblea per Bartleby nell&#8217;aula III della Facoltà di Lettere (Ludovica Guzzi)</em></p>
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